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La vita prenatale può influenzare il legame madre-padre-neonato?
abstrac relazione IV Congresso Nazionale AICIP: Dal Feto al Neonato 2017
A. Giustardi
Il periodo della gravidanza assume un significato peculiare nella storia di ogni donna e la profonda risonanza che l’attesa di un figlio ha nella madre, nel padre e nell’intero contesto familiare rimanda ad una comunicazione tra gli adulti e il feto che si dimostra rilevante sia per lo sviluppo del futuro nucleo familiare, sia per lo sviluppo del feto stesso nonché futuro neonato. In anni recenti si è potuto accertare che l’origine del legame madre- bambino si colloca in gravidanza, in particolare dal momento in cui la madre, con la percezione dei movimenti attivi fetali, comincia ad instaurare una relazione interattiva ed affettiva con il bambino che cresce dentro di lei, definita come "attaccamento materno - fetale” (Jurgens, 2010).

Dal concepimento fino al parto la madre costruisce dentro di sé uno spazio mentale per il proprio bambino necessario al compimento della nascita (Relier, 1994) ed ogni essere umano stabilisce una relazione con la propria madre che gli permette di interagire con lei. Durante l’ultimo trimestre di gravidanza, ad esempio, il feto manifesta specifici modelli comportamentali nell’alternanza dei periodi di attività e di riposo, che la madre riconosce e a cui risponde con una perfetta sintonia (Siddiqui, 2000). Il comportamento e lo stato psico-emotivo materno vengono percepiti dal feto e, nelle condizioni di normalità e di equilibrio psicologico, contribuiscono al suo benessere.
In tal modo, si può affermare che l’interazione affettiva pre e post-natale fra la madre ed il suo bambino siano assolutamente determinanti nel favorire, da un lato, la crescita e lo sviluppo armonioso del bambino, dall’altro la sicurezza della madre nel suo ruolo (Bellieni, 2005).
Nell’interazione e nel "dialogo" fra madre e feto, l’aspetto fisiologico ed organico si interseca in modo inscindibile con quello emotivo ed affettivo e da questo viene influenzato. Gli studi sullo sviluppo della mente infantile mostrano come, nelle fasi iniziali del nostro sviluppo, affetto e cognizione siano indissolubilmente intrecciati ed inscindibili, quindi è plausibile attendersi che, anche nel feto, lo sviluppo di 10 competenze cognitive sia sviluppato a quello delle competenze affettive, sebbene meno facilmente indagabili (Manfredi, 2004).

In gravidanza la madre adotta alcuni comportamenti o cambiamenti relativi ad abitudini e stili di vita per salvaguardare il benessere fetale, ciò testimonia l’intensità dell’investimento emotivo della gestante nei confronti del suo bambino (Jurgens, 2010). Le origini in gravidanza dell’attaccamento tra madre e bambino sono confermate anche da studi basati sull'"Infant Observation": essi hanno schemi
individuato schemi relazionali che emergono nel periodo della gravidanza e che si ripropongono nella vita neonatale. I contenuti delle fantasie anticipatorie della madre delineano le aree di maggior attenzione e di più spiccata sensibilità nella sua relazione con il neonato: i pensieri, i timori, i desideri della gravidanza sono elementi guida nella percezione che la madre ha del proprio bambino e canali privilegiati che le consentono di apprezzare alcuni aspetti particolari della globalità del figlio (Manfredi, 1997).

Il tempo della gravidanza risulta essere, quindi, una preparazione per il raggiungimento della condizione di profonda sintonizzazione col bambino, che Winnicott (1958) chiama "esaltata sensibilità". Tale stato, caratterizza una condizione psicologica della madre definita come "Stato di preoccupazione materna primaria" che comporta la devozione assoluta nei confronti del bambino, fino all’esclusione di qualsiasi altro interesse. Lo stato di sensibilità materna primaria consente alla madre di identificarsi con il figlio, rispondendo ai suoi bisogni e mettendolo nella condizione di attuare le sue competenze e realizzare il suo sviluppo socio-relazionale (Ottaviano, 2009).
La sensibilità verso il proprio bambino è parte di un continuum del legame di attaccamento tra gravidanza e periodo postnatale, perciò se la madre ha stabilito una relazione affettiva con il bambino già durante la gravidanza, continuerà, più facilmente, mantenerla anche dopo la nascita.
Queste affermazioni trovano conferma in uno studio condotto nel 2000 da Siddiqui, in cui è stato somministrano un questionario specifico sull’attaccamento prenatale coniato da Müller nel 1993 (PAI = Prenatal Attachment Inventory) a 100 gestanti svedesi e dopo 12 settimane dal parto è stato osservato e registrato un momento di interazione face-to-face madre-bambino: i risultati dimostrano che l’attaccamento materno pre-natale è un significativo predittore dell’attaccamento post-natale. Infatti, madri con un indice di attaccamento prenatale elevato hanno dimostrato maggior coinvolgimento nell’interazione con il proprio bambino, così come maggior contatto fisico con lui.

Tutto quanto sopra descritto fa percepire la complessità e il fascino dell’attaccamento materno-fetale che, fin dalla sua definizione, è stato oggetto di diversi studi raccolti nel 2005 in una review che ha fornito un iniziale corpo di conoscenze in materia, riportando però la necessità di proseguire con altri studi per espandere la letteratura in merito (Cannella, 2005).
A. Giustardi
Rivista Italiana online "La Care" Vol 8 No 2 anno 2017- pagina 4 - Avanti »